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Nelle scorse settimane i team Subaru e Suzuki hanno annunciato il proprio ritiro dal campionato Wrc con effetto immediato, quindi annullando anche quelli che erano i programmi già in corso per la stagione 2009. La causa è ovviamente la crisi economica che ha investito tutto il mondo e che ha costretto moltissime aziende a correre ai ripari per evitare danni ancora maggiori ai loro bilanci.
Con i ritiri delle 2 scuderie, come marchi ufficiali nel Wrc rimangono solamente la Citroen e la Ford, quindi nella stagione 2009 avremo solo 4 macchine di team ufficiali al via.E con un regolamento che prevede che vi siano almeno 3 team ufficiali al via di ogni rally, con 2 vetture schierate per ogni squadra, la situazione per il WRC si fa quanto mai caotica. La FIA sta correndo ai ripari cercando di convincere la Stobart o la Munchi’s, i due maggiori team privati del Mondiale che corrono con le Focus WRC a iscriversi con un calendario completo come squadre ufficiali per garantire la regolarità e sopratutto la sopravvivenza del Campionato.E la FIa dovrà cercare di risolvere la più presto la situazione.
Questo certamente è un bruttissimo colpo per il mondo dei rally, che già di suo negli ultimi tempi non stava certo affrontando il suo periodo migliore, farà sicuramente strano non vedere ai nastri di partenza le Subaru ufficiali che per ben 15 anni sono state gestite con maestria dalla Prodrive, mancheranno certamente a tutti le Impreza ( anche se rimarranno in gara quelle per programmi private), mentre la Suzuki per quanto sia una novizia nel campionato rally, aveva imbastito nel corso degli anni un ottimo programma nelle serie Junior per poi provare la strada nelle Wrc, anche se nel corso della loro prima stagione sono incappati in molte disavventure dal punto di vista tecnico.
Per la stagione 2009 bisognerà inoltre vedere se e dove si sistemeranno i piloti scaricati dalle squadre tra i quali c’è un certo Petter Solberg, Campione del Mondo 2003.
Certo è che oltre questi ritiri eccellenti la cosa che fa sicuramente riflettere è la mancanza di nuove entrate: Nel corso degli anni e dei decenni precedenti ogni anno c’era qualche new entry nel Campionato del Mondo, magari non partendo subito dalla categoria top ma da una inferiore ( cosa peraltro fatta da Citroen, Peugeot o dalla stessa Suzuki) per tentare poi la scalata verso la vetta solo e solamente vedendo risultati nelle precedenti.
Ma negli ultimi anni non ci sono state nuove entrate, e in questo periodo di crisi economica è certamente difficile ipotizzare dei debutti o dei ritorni, ma anche negli anni scorsi non vi erano nell’area voci di questo tipo.
La realtà è che il prodotto rally ha perso appeal, lo ha perso nei confronti del pubblico, degli sponsor e delle case automobilistiche soprattutto, basta pensare a cosa successe anni fa con la Toyota, che da assoluta protagonista nei rally si ritirò per poi passare in F1, dove pur con qualche  buon risultato, in qualcosa come 7/8 anni non è ancora arrivata a conquistare una vittoria.Per ragioni di marketing e quindi introiti e immagine che viene di conseguenza si può tranquillamente affermare che l’immagine dei rally sia arrivata al minimo storico ( anche perché sono convintissimo che anche la Citroen si sarebbe ritirata anni fa se non fosse per quel pilota straordinario che risponde al nome di Sebastien Loeb che hanno tra le loro fila).
Sorge spontanea una domanda: Come fare per far si che le grandi case, ma anche le piccole, possano tornare ad investire nella categoria?
Innanzitutto è evidente che l’attuale format del WRC è da rivedere.Gli appuntamenti sono troppi, gare tipo il Rally di  Giordania serve a poco o nulla, perché uno può pagare anche di tasca sua per fare si che si corra un rally nel suo giardino, ma poi quei soldi vanno alla Federazione  e ai team ne vanno pochissimi, oltre alle troppe gare manca anche un sistema di redistribuzione dei guadagni che tenga realmente conto degli sforzi economici profusi dai team, ufficiali o semiufficiali. E purtroppo è brutto constatare che questo non è solamente un malcostume dei Rally, ma di moltissimi altri sport, perché per quanto ci si possa guadagnare in immagine senza soldi derivanti dagli sponsor o fondi della federazione i costi dello sviluppo della macchina, i viaggi nei vari continenti verrebbero a costare davvero troppo per tutti quanti.
Forse un regolamento tecnico meno rigido, ma molto più controllato sui costi, farebbe si che i capitali necessari per sviluppare una vettura e disputare una stagione andrebbero a ridursi, chiaramente senza che tutto questo vada ad intaccare quel livello di sicurezza raggiunto negli ultimi anni, perché la priorità è e deve rimanere quella. La speranza è che l’introduzione a partire dal 2010 delle PWRC possa in qualche modo fermare questa emorragia che allo stato attuale sembra quasi inarrestabile.
Fermo restando che se dopo una crisi c’è solitamente un periodo di boom, di crescita, la speranza di vedere di nuovo la Subaru e tante altre scuderie al via del WRC già nel 2010 o comunque nei prossimi anni non è così vana, tutti noi asupichiamo per il movimento rally un cambiamento, partendo dall’ alto per arrivare al rally nelle strade di campagna vicino a casa nostra. Perché infondo tutti sono partiti dal basso. Per un ragazzo che magari ha solo voglia di provare a correre, ad oggi senza una fortissima copertura economica alle spalle è davvero impossibile poter disputare una gara, spiace pensare che ci sono bellissimi talenti che per mancanza di soldi non riescono ad emergere a discapito di signori pieni di soldi ma senza un vero talento. Che si investa anche su quel fronte, perchè le federazioni nazionali da quel punto di vista latitano molto, proponendo programmi e trofei monomarca, ma che nonostante possano sembrare destinati a far crescere i giovani, per essere disputati, necessitano pur sempre di fondi enormi per coprire anche una sola gara.
In conclusione questo assurdamente sarà il periodo decisivo per la disciplina, in quanto ora approfittando di queste difficoltà ci si possa mettere tutti insieme di buona lena per risolverli, risollevando quindi le sorti di questa bellissima disciplina che ha fatto la storia degli sport automobilistici,  in caso contrario è difficile aspettarsi dei miglioramenti, anzi la situazione potrà solo che peggiorare.
La speranza di tutti noi appassionati è che possa esserci nel più breve tempo possibile un netto miglioramento.

 

A cura di

Patrick Burcotti













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