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Le Rubriche di
Rally Italia & all Motorsport
Con
"P.S.1 - di Traverso sui Rally" parte una nuova rubrica di Rally Italia &
all Motorsport, Con "P.S.1" analizzeremo i temi più scottanti,i personaggi più significatici,
l'evoluzione nel tempo e nei regolamenti del mondo dei Rally Andremo
in fondo ai problemi che attraversa il mondo dei motori, con
particolare attenzione ai cambiamenti che potrebbero esserci
all'orizzonte, anche in conseguenza dei difficili tempi che stà
attraversando l'economia mondiale, e le conseguenze che di riflesso ci
sono o potrebbero esserci in tutti gli sport a 2 e 4 ruote. Rally
Italia con queste rubriche vuole aiutarvi ad approfondire queste
scottanti tematiche che potrebbero stravolgere per sempre lil mondo dei
motori per come lo conosciamo, ma andremo anche ad analizzare le figure
di vari piloti e di vari mezzi, ed il peso che hanno o hanno avuto
nel corso della storia delle competizioni. Patrick
Burcotti inizia questa rubrica prendendo in analisi la figura di
Sebastien Loeb, il "Marziano" dei Rally, il pilota che ha disintegrato
ogni record in questo sport, analizzandone la carriera e il
significato e la portata storica dei suoi risultati

Come non cominciare questa rubrica se non da lui, da Sebastien
Loeb un ragazzo alsaziano di appena 34
anni.L’impronta che questo ragazzo sta lasciando nel mondo dei rally và ben
aldilà del semplice ruolo di “mito” o “leggenda”.La sua carriera nel mondo dei
rally è fulminea e fenomenale. Esordio nel 2000 come privato, nel 2001 campione
Mondiale Junior con la Saxo,
mentre nel 2002 passa nel team ufficiale Citroen alla guida della Xsara Wrc, la
macchina è ancora in fase di sviluppo ma Sebastien riesce a vincere la sua
prima gara nel Wrc in Germania (per lui si tratta praticamente della gara di
casa provenendo dalla vicina Alsazia).Nel 2003 grazie all’approdo in squadra di
campioni del calibro di Colin Mcrae e Carlos Sainz, la Citroen compie un salto di
qualità notevole, soprattutto sullo sterrato.Ma nonostante l’arrivo di questi campioni Loeb si trova ad
essere praticamente il leader del team,
ma la responsabilità sembra non pesargli assolutamente e nel corso della
stagione si aggiudica 3 gare e giunge secondo nella classifica mondiale, ad un
solo punto dal campione Petter Solberg.Grazie al suo ottimo contributo, il team
francese si laurea per la prima volta Campione del Mondo Costruttori. Da lì il resto è storia recente, storia di un fenomeno,
storia di un cannibale che ha monopolizzato il gradino più in alto del podio in
qualsiasi competizione su qualsiasi superficie: 5 titoli del mondo consecutivi
e 43 vittorie in 5 anni che portano il bottino di vittorie a 47 totali battendo
il precedente record di Sainz che si fermò alla “modica cifra” di 26 successi
(e parlando di un ragazzo di 34 anni ci si possono immaginare altre valanghe di
successi). Ma Loeb è una macchina di record impressionante: Record
stagionale di vittorie nel 2008 con undici successi (prima della cosiddetta “era Loeb” Il record era di Auriol con 6
successi nel 1992 con la
Lancia Delta), L’alsaziano si può vantare di essere stato il primo non
scandinavo a vincere in Svezia, classica roccaforte dei “Finlandesi Volanti” e
parenti stretti,riesce a vincere un Mondiale piloti correndo per una struttura
private (la belga Kronos nel 2006). Sebastien vince 5 volte a Montecarlo, nel 2005 in Corsica vince tutte
le speciali in programma, è talmente completo come pilota da arrivare secondo ad una 24 ore di Le Mans e
di battere metà delle macchine di Formula 1 in un test effettuate al volante di una Red
Bull. Quando corre è praticamente garanzia di successo (giusto in
questi giorni ha vinto la Race
of Champions disputatasi nel mitico stadio di Wembley), ma nella storia come lo possiamo
classificare? Tutti i record e le imprese sopraccitate fanno di lui un buon
pilota, un gran pilota oppure il più grande di sempre? Premettendo che come spesso avviene in questi casi è difficile
dare giudizi e paragonare piloti che hanno corso in epoche diverse vista
la differenza di mezzi tecnici e meccanici, sicurezza, fondi su cui si correva
e perché no anche concorrenza, Loeb ha sicuramente segnato ogni epoca con
numeri incredibili che difficilmente in
futuro potranno essere ripetuti. Quella dei rally storicamente è una disciplina che non si
presta a domini così netti, per citare nomi del passato, anche Tommy Makinen
vinse 4 volte il mondiale consecutivamente, ma nessuno di questi fu
letteralmente dominato come quelli vinti da Loeb. Certo è che le 47 vittorie sono un dato impossibile da paragonare col passato
per numerosissimi motivi, ovviamente il primo tra questi è l’aumento continuo
di rally che si disputano durante l’arco della stagione, e quindi disputando
più gare aumenta proporzionalmente anche la possibilità di vincerle, ma non è
certo questo l’unico motivo. Infatti Loeb corre
in un epoca dove parlare di monopolio (duopolio per Citroen vista comunque
l’importante presenza di Ford come costruttore) non è certo sbagliato: con il
ritiro di Marcus Gronholm il mondiale ha perso l’ultimo di quei super piloti
che a cavallo tra la fine degli anni 90,
e l’inizio degli anni 2000 aveva fatto
emozionare con le loro gesta milioni di fan nel mondo e si parla dei vari
Mcrae, Sainz, Kankunnen, Burns, Auriol, Delecour, Makinen e altri ancora che in
quegli anni offrivano oltre che prestazioni tecniche e velocistiche ottime,
anche delle gare ( e di conseguenza anche gli stessi campionati ) combattutissime
e di altissima intensità dal punto di vista della tensione, dell’incertezza,
della voglia di vedere chi vinceva, cosa che in questa che si può
tranquillamente chiamare “epoca Loeb” è venuta
meno. Ad oggi infatti l’avversario più credibile e temibile è Mikko
Hirvonen, ma davvero sembra che per quanto forte sia Mikko il divario tra i 2
sia abissale sulle superfici liscie e anche
sugli sterrati o simili Loeb dimostra comunque di essergli superiore, ci
sarebbe un certo Petter Solberg è vero, ma da quel titolo del mondo del 2003
sembra passata una vita e sembra davvero che oltre alla voglia abbia perso
anche quei guizzi che erano caratteristici del suo grandissimo talento (sembra
davvero che al volante ogni tanto ci sia il fratello Henning, buon pilota,ma
niente paragonato a Petter). A guidare gli mezzi ufficiali troviamo Latvala, giovanissimo, ma non si sa mai che in un
futuro sia lui l’anti Loeb; Sordo , purtroppo per lui buono solo come seconda
guida (il giorno che batterà in un rally Loeb senza che questo si ritiri o
comunque venga pesantemente attardato nevicherà nel deserto) e Atkinson,arrivato
con belle speranze, ma rimaste tali e mai realmente espresse.Beh una
lacrimuccia pensando ai tempi e ai talenti andati solcherebbe il viso di ogni
appassionato della disciplina, ovviamente rispettando al massimo i ragazzi che
corrono oggi. Altresì vero che “il Marziano” Loeb ha avuto anche la
fortuna di entrare nell’orbita Citroen quando questa era ancora una piccola
realtà che entrava in punta di piedi nel Mondiale (e che godeva solamente della
luce riflessa della Peugeot plurivincitrice ,compagna del gruppo Psa) contro
colossi della disciplina come Subaru, Mitsubishi, Toyota, Peugeot appunto e
Ford, oltre qualche casa “minore” come
Seat, Hyundai e Skoda. E tutte queste case sono sparite a parte la Ford e la Subaru che comunque è una
scialba fotocopia di quella che con Mcrae, Burns, Liatti e Kankunnen faceva
vedere i sorci verdi agli avversari. Loeb li ebbe non sappiamo se è davvero
fortuna come è stata chiamata prima o
l’occhio lungo di legarsi a un marchio che si sarebbe rivelato vincente contro
molti pronostici che vedevano insormontabili gli ostacoli imposti dai colossi giapponesi,
questo strapotere Citroen evidentemente agevola il compito di Loeb. Qui non si vuole certo sminuire l’enorme classe di Loeb, le sue
vittorie e i suoi invidiabili record ma è certo che gareggia in un contesto che è davvero molto, forse troppo
favorevole, poi nessuno potrà mai sapere
per davvero cosa sarebbe successo se Loeb avesse avuto altro tipo di avversari
o se avesse corso in un'altra epoca, quella già sopraccitata della generazione
che correva negli anni 90 o prima ancora nell’epoca dei leggendari gruppi B,
dove serviva il pelo sullo stomaco per domare
quei mostri, ed i piloti che vi hanno corso in quegli anni, anche i meno
titolati, sono entrati di diritto nell’olimpo dei grandissimi di questa
disciplina tanto era difficile portare quelle auto. Loeb è e rimarrà per sempre uno dei più grandi piloti di questo
sport, un talento cristallino che probabilmente si sarebbe imposto in altre
epoche visto il suo stile di guida veloce, preciso e pressoché senza sbavature,
per dirlo con poche parole quasi perfetto.D’altra parte personalmente ritengo
che Loeb ha la “sfortuna” di correre in un epoca in cui è troppo superiore,
vista la “pochezza” che gira intorno a questo ambiente, e per questo,
nonostante i numeri da capogiro, non si può considerare il più grande di tutti,
ma “solamente” uno tra i grandi, grandissimi. Arrivederci tra 15 giorni con il prossimo numero di “P.S.1 –
di Traverso sui Rally”. Questo numero era pronto prima del caos piombato sul
Mondiale Rally, con il ritiro nell’arco di 2 giorni di Suzuki e Subaru. Nel
prossimo numero andremo ad approfondire i perché di tali ritiri,gli sviluppi e
gli scenari possibili per il WRC, che
mai come in questi giorni è in pericolo nella continuazione della sua
esistenza. A cura di Patrick Burcotti
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