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| Il dopo Gran Premio di Abu Dhabi |
, oggi come allora, ha fatto la figura del brocco (già, ma tutti lo difendono). Ma analizziamo quanto abbiamo visto ieri. Data
la situazione di classifica esistente prima del via, la Ferrari aveva
solo due possibilità: marcare stretto l’australiano oppure fare gara
sé, impostando una strategia imprevedibile e lasciando agli altri
l’incombenza di metterci una pezza. È stata scelta la prima ipotesi,
quella meno rischiosa. Da più parti si grida allo scandalo,
all’errore del muretto che ha fatto rientrare Alonso anticipatamente
rispetto al previsto nella smania di marcare Webber sempre e comunque…
ma come, fino a sabato sera, o peggio, fino a domenica mattina non si
stava tutti lì a dire che quella era l’unica strategia da adottare?
Adesso, dopo che è andata male, è stata un fiasco maldestramente
elaborato dal muretto? Siamo coerenti, su… quella vista ieri era
l’unica strategia di sicurezza possibile; l’azzardo, l’alternativa
sarebbe stato il seguente: fare la Q3 con le gomme dure, sacrificando
la partenza (capirai che novità, tanto quest’anno Alonso, con quella di
Abu Dhabi, ha sbagliato 15 partenze su 19) ma guadagnando sul ritmo di
gara; mettere le gomme morbide non prima del 40° giro (anche al 45°
sarebbe andata bene) e poi fare un secondo stint tirato, approfittando
del fatto che l’usura della mescola morbida non avrebbe dato problemi
di graining vista la gommatura eccellente del circuito sul finale di
gara; che non si parli di imprevedibilità di questo aspetto, succede
sempre. Semplice, lineare, infallibile… ma non per gli uomini di
Maranello. Ok, concediamo la scusante della strategia; in fondo, se si
sono trovati con Alonso dietro è stato a causa dello stesso Webber,
che, andando a sbattere con il cerchione posteriore destro sul
guard-rail lo ha danneggiato compromettendo la prestazione e la durata
delle sue gomme posteriori. Il problema è stato lo stesso Alonso, che,
quando ha dovuto sfoderare l’immensa classe per cui è da molti
(ingiustamente) osannato ha semplicemente fallito: i tentativi di
sorpasso su Petrov sono stati penosi, è finito largo e/o lungo in curva
cinque volte senza cavare un ragno dal buco. D’accordo, sui
“Tilkodromi” non si passa, ma la pista era uguale per tutti; la Renault
aveva maggiore velocità di punta in rettilineo, mentre la Ferrari
maggiore deportanza e agilità nelle curve lente: possibile che il
candidato numero 1 a vincere il titolo non sia riuscito a trovare uno
spiraglio? Sapendo che il pilota in questione è osannato in quanto
ritenuto capace di fare i miracoli più inaspettati, sarebbe stato
normale per lui passare un avversario con una macchina palesemente
inferiore anche su quel tipo di circuito, invece niente, si è
semplicemente dimostrato uno qualunque, senza nulla di soprannaturale…
E ha pure avuto il coraggio, durante il giro di rientro, di mandare a
quel paese il russo che ha fatto semplicemente la sua onesta gara,
senza scorrettezze di sorta, limitandosi semplicemente a difendere la
posizione. Cosa avrebbe dovuto fare il pilota Renault? Scansarsi
dicendogli via radio: «Prego Maestà, mi prostro al Suo passaggio?» Ma
per favore, per carità! Giusto che sia andata così. Dove abbiamo già
visto una situazione simile? A Montecarlo, quando per ben 5 giri
l’Alonso dei miracoli è stato dietro Lucas di Grassi della Virgin
Racing; anche in quell’occasione Alonso lo ha mandato a quel paese
dall’abitacolo; Valencia ha visto Alonso arrancare per 40 giri dietro
Buemi, mentre Sutil, con le gomme nelle stesse condizioni, lo ha
superato in appena 2 giri… e ricordiamo che nella classifica finale
della gara, Alonso risulta davanti a Buemi solo per la penalità di 5
secondi rifilata a coloro che avevano pasticciato in regime di Safety
Car. Mettiamoci l’anima in pace e rendiamoci conto che Alonso non sa
sorpassare macchine in movimento, ma solo macchine ferme… tipo Vettel
in Corea! Venendo al neo-campione del mondo, tantissimi complimenti:
ha fatto la gara che doveva fare, mettersi davanti e vincere, sperando
in un disastro della Ferrari numero 8, che puntualmente è arrivato,
andandosi a sommare ai tanti problemi che hanno già avuto quest’anno.
La Red Bull è stata la macchina migliore, Vettel il pilota più veloce,
anche se qualche errore se lo sarebbe potuto benissimo risparmiare,
come il “fratricidio” con Webber in Turchia e il tamponamento a Button
in Belgio. Nonostante tutto è riuscito a vincere; bravo! Webber,
purtroppo per lui, ha perso l’occasione di una vita: come si poteva
prevedere, però, lui avrebbe vinto il titolo al posto di Vettel solo se
Alonso avesse mantenuto il suo vantaggio in classifica rispetto a
Sebastian, cosa che, purtroppo per Mark, non è accaduta. Robert
Kubica sembra aver ascoltato le richieste di chi scrive queste pagine:
si è rifatto vivo nella zona alta della classifica, con quella stessa
strategia che forse avrebbe consentito ad Alonso di vincere il
mondiale; guarda caso lui è uno di quelli che, partito molto più
indietro rispetto allo spagnolo, gli è arrivato davanti… ma guarda un
po’! Quando si dicono le coincidenze! Merito della strategia, è vero,
ma anche del pilota, che è riuscito a tenersi dietro un Hamilton molto
più veloce nei tratti rettilinei. Permettetemi di ringraziare
qualunque divinità assista i piloti, perché ieri ha protetto nonno
Schumacher da un brutto incidente: avere sulla testa il muso della
Force India di Liuzzi non sarebbe stato per nulla piacevole; bene com’è
andata. Abbiamo disquisito sull’ultima gara di campionato; forse ci
ritroveremo ancora su queste pagine prima dell’inizio della nuova
stagione, forse no, ma comunque buon inverno a tutti.
A cura di
Giorgio
Eric Bucci
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