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Le Rubriche di
Rally Italia & all Motorsport

Scuderie che vengono...
Tra le tante novità che riguardano la Formula 1 del 2010 ve ne è
una che suscita molta curiosità tanto negli addetti ai lavori quanto negli
appassionati: le “scuderie debuttanti”. Quest’anno in particolare, le nuove
squadre che si affacciano al campionato del mondo sono addirittura quattro;
erano tanti anni, forse troppi, che di nuovi arrivi nel campionato non ce ne
erano così tanti. Una motivazione è senz’altro dovuta ai costi; mantenere una
squadra di Formula 1, come si sa, è parecchio dispendioso, ma anche il
regolamento ha fatto la sua parte; dal 1995, infatti, il limite massimo di
squadre iscritte e stato fissato a 12, per un totale di massimo 24 vetture
schierate in pista; tale numero, estremamente riduttivo rispetto agli anni
precedenti, ha fatto sì che le vetture diminuissero di numero. Dal 2010 il
regolamento prevede che di vetture schierate ce ne possano essere 26, ovvero
due in più rispetto a quanto previsto da quindici anni a questa parte; questa
modifica, unita al caso del “budget cap” voluto da Mosley e mai approvato e al
fatto che ci sono stati diversi ritiri, ha attirato volti nuovi nel mondiale di
Formula 1. Abbiamo discusso già in precedenza della “new entry”
Mercedes prima riguardo all’acquisto della Brawn GP da parte della casa
automobilistica di Stoccarda e poi relativamente all’ingaggio di Michael
Schumacher. L’abbiamo chiamata new entry solamente perché la Mercedes non si
presentava con una sua squadra in Formula 1 ormai dagli anni ’50 e la cosa ha
fatto scalpore. Sempre in tema di ritorni, dopo quello del nome Mercedes,
possiamo annoverare quello del nome Sauber. La scuderia svizzera è rientrata in
possesso della sua vecchia struttura, che la stessa casa bavarese aveva
acquistato nel 2005. Nonostante le rassicurazioni però, i nuovi capitali
lasciano alcuni dubbi sia sulla loro effettiva presenza, sia sulla loro
provenienza, essendo di imprenditori arabi sospettati di favorire il terrorismo
internazionale. I nostalgici però avranno di che commuoversi con il ritorno
di un marchio storico per la
Formula 1, ovvero quello della Lotus. Del vecchio team di
Colin Chapman in realtà non c’è molto, a parte il nome e la storica sede di
Norfolk, perché il marchio è stato rilevato da qualche anno a questa parte
dalla casa motoristica malese Proton, che ha deciso di schierarlo nuovamente in
Formula 1. Si è deciso di costruire la monoposto in Inghilterra più per
questioni pratiche che per nostalgia: la sede centrale della Proton è nella
capitale malese Kuala Lumpur, il che significa geograficamente molto lontano
dalla maggior parte delle gare del campionato, che si disputano in Europa. I
capitali malesi sono una garanzia di durata della scuderia; per i piloti la
nuova Lotus si affida all’esperienza di Jarno Trulli e alla voglia di riscatto
di Heikki Kovalainen; dal punto di vista tecnico sembrano quelli messi meglio
con l’avanzamento del progetto: non sono stati dichiarati ritardi, gli studi
dei modellini in galleria del vento sono ad uno stadio avanzatissimo e si
attende solo di vedere la livrea e la vettura assemblata. Altrettante promesse sono quelle della Virgin Racing. La
squadra, inizialmente iscritta con il nome di Manor Grand Prix, ha cambiato
proprietà e nome ancora prima di iniziare a gareggiare; è stata acquistata dal
fondatore della Virgin Richard Branson, ormai interessato anche al business
della Formula 1, e vorrebbe contendere alla nuova Lotus il titolo di miglior
debuttante 2010. I capitali ci sono, mentre l’aspetto tecnico lascia delle
perplessità. John Booth, team principal della scuderia, ha detto che la vettura
è stata progettata senza l’ausilio della galleria del vento. Sapendo quanta
cura e importanza ha tale componente della struttura di una fabbrica nella
costruzione di un’automobile, riesce difficile pensare come possa venir fuori
una monoposto da competizione senza essere testata in galleria del vento. I
proclami di Timo Glock sono letteralmente “da battaglia”, però, come si dice,
«tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare». La Campos
rappresenta il caso più ambiguo: la capacità tecnica della scuderia è garantita
dall’appoggio dato dalla Dallara, fornitrice dei telai, mentre i problemi
sorgono sul piano economico. Adrian Campos aveva ricevuto numerose offerte di
sponsorizzazione da aziende spagnole, che però hanno dirottato i loro capitali
verso Fernando Alonso e la
Ferrari, nel momento in cui è stato ufficializzato il
contratto tra il pilota e la scuderia italiana. La scuderia spagnola adesso è
in difficoltà, però non dovrebbe mancare sulla griglia di partenza, se Tony
Texeira manterrà gli investimenti di cui ultimamente si è parlato. La scuderia
dovrà schierare Bruno Senna, nipote di Ayrton, che dovrà dimostrare di essere
all’altezza del cognome che porta. E veniamo al caso più ambiguo: USF1. Di questa scuderia non
si sa praticamente niente, se non l’ufficializzazione del pilota José Maria
Lopez. Per il resto buio più assoluto sia riguardo al progetto della vettura e
agli sponsor, sia sull’organigramma. Aspettiamo notizie dalla sede.
Un cordiale saluto a tutti, ci risentiamo tra 15 giorni.
A cura di Giorgio Eric Bucci
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