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La stagione di Formula 1 2009 si è chiusa ormai da più di un mese. Si è trattato di una stagione fra le più anomale di sempre, sicuramente per ciò che è successo in pista, ma, soprattutto, per ciò che è successo fuori dalla pista.

Proviamo a dare una valutazione, a fare delle “pagelline” che riguardano il campionato appena trascorso.

 

Voto 5: Lo si può dare a tutta la stagione 2009 nel suo complesso. Poca battaglia in pista, troppa battaglia fuori pista, soprattutto nei tribunali. Federazione Internazionale e Associazione dei Costruttori hanno fatto del loro meglio (o del loro peggio, dipende dai punti di vista) per rendere la Formula 1 sempre più disgustosa agli occhi degli appassionati. Questo ha reso il Mondiale 2009 nel suo complesso davvero mediocre.

 

Voto 10: Ross Brawn non merita altro. Ha dimostrato, per l’ennesima volta, di essere uno con gli attributi, uno che il suo mestiere lo sa fare e su questo non ci piove. Ha salvato il team che la Honda ha svenduto per carenza di risultati (altro che crisi), ha portato avanti il progetto prima iniziato e poi abbandonato dal colosso giapponese, rendendolo il più innovativo e sorprendente di questa F1 ormai priva di qualsiasi forma di inventiva e improvvisazione. In altre parole “ha giocato alla vecchia maniera”, come la storia della Formula 1 insegna, sfruttando prima e meglio di altri un’ambiguità nel regolamento tecnico e portandosi a casa, meritatamente, l’ennesimo titolo mondiale della sua carriera. Bravo!

 

Voto 9: Adrian Newey si è riscoperto il geniaccio dei mondiali a raffica con Frank Williams e dei due titoli di Hakkinen in McLaren. Anche senza interpretare il regolamento sui diffusori nella maniera ardita di Ross Brawn, è riuscito a progettare un gioiellino ripescando l’idea della sospensione posteriore a tiranti per dare maggiore deportanza al posteriore, riducendo al minimo gli ingombri proprio nella zona del diffusore. Tanto per cambiare, quando si è trattato di adeguarsi alla soluzione “double-deck” per migliorare ulteriormente l’efficienza aerodinamica della sua creatura, ha addirittura pensato ad un diffusore a tre piani, là dove non sembrava esserci nemmeno lo spazio per il diffusore a due piani. Per la squadra sarebbe un bene che il buon vecchio Adrian non ricominci il suo rendimento altalenante, che lo ha portato a progettare quella McLaren MP4/18 mai scesa in pista nella stagione 2003 per problemi di scarsa affidabilità.

 

Voto 8,5: Sebastian Vettel ormai va oltre la sufficienza senza troppi problemi. Ciò che gli manca per arrivare al massimo dei voti sono ancora un po’ d’esperienza e di maturità. Il secondo posto nel mondiale 2009 però è un ottimo biglietto da visita per le stagioni a venire. Speriamo che non si perda per strada come è successo a tante giovani promesse non mantenute.

 

Voto 8: Kimi Raikkonen ha dimostrato ancora una volta di essere un ottimo pilota troppo sottovalutato. Ha mantenuto la Ferrari a galla da solo per metà stagione, ha consentito al Cavallino di lottare fino all’ultimo per 3° posto nel mondiale costruttori nonostante corresse praticamente da solo e con una macchina nettamente inferiore alla concorrenza. La sua vittoria da dominatore a Spa, ovvero l’Università della Formula 1, la pista in assoluto più difficile del campionato, rende ancora meglio l’idea di quanto tosto sia questo pilota. In teoria gli si potrebbe dare anche un 10, ma il suo difetto peggiore, cioè quella apparente poca comunicatività dovuta al suo carattere schivo e riservato, non permette di dargli voti maggiori di questo 8 se non in presenza di risultati eclatanti come un titolo mondiale. Non per niente questo suo difetto gli è anche costato il posto in Ferrari in favore di Alonso, più primadonna e più uomo-immagine adatto agli sponsor, ma il cui talento e la cui capacità di vincere senza l’aiuto della buona sorte, di qualche fotocopia o di un compagno kamikaze, a dispetto di quanto dicano certi osservatori che parlano soprattutto in favore dei suddetti sponsor o alcuni tifosi particolarmente “estremisti”, sono in realtà ancora tutti da dimostrare.

 

Voto 7: Lo diamo a tutta la squadra Red Bull. Se lo merita in quanto alla sua prima stagione di lotta al vertice torna a casa con un onorevole secondo posto nel mondiale costruttori. Di più non le si può dare in quanto ha mancato di quella continuità fondamentale in alcuni dei momenti cruciali della stagione, anche a causa della poca affidabilità dei motori Renault di cui era dotata. Si spera che l’esperienza di vertice maturata quest’anno serva ad evitare di ripetere i medesimi errori nel 2010.

 

Voto 7: Lewis Hamilton e McLaren Mercedes chiudono la stagione in maniera ottima, nonostante l’inizio disastroso al pari di quello dei loro diretti avversari. Rispetto a Ferrari, Renault e BMW hanno mostrato una capacità di reazione molto superiore. Chissà se gli sforzi fatti quest’anno per riprendersi saranno utili anche in proiezione 2010? Aspetteremo la nuova stagione per scoprirlo.

 

Voto 6: Se lo dividono Jenson Button e Rubens Barrichello. Button perché, in quanto campione del mondo, non può certo avere un voto troppo basso, ma nemmeno troppo alto a causa di una stagione portata avanti a due facce: la prima da dominatore, vincendo sei delle prime sette gare con una facilità assoluta, facendo sembrare che la stagione sarebbe continuata fino alla fine come se fosse un suo monologo; invece sappiamo che non è stato così e Jenson ha arrancato per tutta la seconda parte di campionato, arrivando a mettere a rischio la testa della sua classifica. È stato ottimo in questo Ross Brawn, che ha saputo gestire il momento di calo del suo pilota. Rubens Barrichello merita la sufficienza perché da “pensionato” è riuscito a lottare comunque per la corona mondiale quando ormai tutti lo davano per spacciato. Di più non gli si può dare perché, ancora una volta, non ha saputo tener testa ad un compagno di squadra, per giunta non a livello di un certo Michael Schumacher, seppur forte di un’esperienza in gara lunga 17 anni.

 

Voto 5: Alla Ferrari. L’alibi dell’infortunio di Massa in Ungheria non può essere usato come scusante per giustificare una stagione quasi fallimentare. Il progetto della F60 è stato sbagliato fin dall’inizio e non solo per la questione dei diffusori. La macchina semplicemente non andava: poca deportanza generata dall’aerodinamica, poca potenza del motore, scarsa affidabilità del KERS ad inizio campionato, elemento su cui la vettura era stata progettata. Appigliarsi ai diffusori come bambini che fanno i capricci perché non riescono a vincere giocando contro un compagno di asilo più bravo di loro non è da Scuderia di Maranello. Anziché rimboccarsi le maniche e lavorare sulle modifiche da apportare alla macchina come avrebbero fatto in altri tempi, quando la Formula 1 era una lotta “all’ultima modifica” e loro ne erano fra i migliori interpreti, si sono seduti ad aspettare la sentenza di un tribunale, nella speranza che gli venisse data ragione, cosa che, alla fine non è avvenuta. Questo comportamento della scuderia simbolo della Formula 1 moderna è indice ancora di più del fatto che tutto l’ambiente ha ormai perso la bussola e che urge ritrovarla al più presto, se si vuole evitare che il campionato faccia una brutta fine. La caduta di stile del licenziamento, in realtà senza nessuna apparente motivazione valida, di Kimi Raikkonen in favore di Alonso è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendo della Ferrari una delle tante scuderie che si fanno imporre i piloti dagli sponsor. Montezemolo non ha mai nascosto una sua ammirazione per Alonso (seppur discutibile, visti i trascorsi “anti-ferraristi” del pilota spagnolo, come le dichiarazioni offensive verso Maranello rilasciate tra il 2005 e il 2006 e la successiva vicenda spy-story), ma rompere anticipatamente un contratto all’unico pilota che sta facendo risultati in una stagione storta, per giunta anche campione del mondo con la Rossa nel 2007, indica che ormai lo spirito sportivo di Enzo Ferrari è solo un lontano ricordo.

 

Voto 3: Nelson Piquet jr. e Fernando Alonso. Inutile dire perché. Nelsinho si è vendicato del licenziamento subito da Briatore spifferando tutto sull’ordine di scuderia ricevuto in occasione del GP di Singapore del 2008, che consisteva nel provocare un incidente da Safety-Car per procurare un vantaggio al suo compagno di box Alonso. Il voto basso è dato per aver accettato l’ordine e per aver detto tutto solo dopo un anno, per di più per vendetta. Il voto ad Alonso è identico perché è impossibile che lui non sapesse niente. Chi doveva sanzionarlo ha preferito lasciar perdere innanzitutto perché gli sponsor non pagano se lo spagnolo non c’è e poi perché si è preferito fare giustizia sommaria solo nei riguardi del personaggio scomodo Flavio Briatore.

 

Voto 2: Renault meriterebbe uno 0, ma preferiamo darlo a qualcun altro ancora più immeritevole. La vicenda dell’incidente pilotato di Singapore 2008 è a dir poco orrenda. Impensabile chiedere ad un pilota di andare a muro per favorire il suo compagno di squadra, per giunta da molti indicato come una specie di Messia del volante e che, quindi, non avrebbe bisogno di aiuti di questo tipo (forse, in realtà, la sopravvalutazione del personaggio rende necessarie certe misure). Il vero perché di questa scelta scellerata è ancora tutto da capire, anche se si possono azzardare delle ipotesi, ma resta il fatto che una squadra del genere, tutta, piloti compresi, dovrebbero essere radiati dalla Formula 1. La sola punizione data a Briatore è insufficiente, la squadra avrebbe dovuto pagare in maniera molto più salata per aver architettato una delle più gravi truffe sportive nella storia della Formula 1.

 

Voto 0: FIA e FOTA non meritano di più. Procediamo con ordine. La FIA ha demeritato su tutti i fronti in questa stagione, a partire dalla regolamentazione data al campionato, sempre più scadente e lontana da quello che dovrebbe essere il mondiale di Formula 1, fino ad arrivare alla gestione del caso “Crash-gate”. Il braccio di ferro portato avanti sulla questione dei costi poi è stato a dir poco ridicolo. Max Mosley si era impuntato sul tetto ai budget come unico sistema per contenerli, senza pensare ad altro, anche se, in fin dei conti, era il problema minore. Il problema maggiore era in realtà la doppia regolamentazione che intendeva imporre, la quale andava a distinguere le squadre aderenti al tetto di spesa da quelle che lo sforavano. Scandaloso quanto antisportivo. La questione Renault è stata gestita ancora peggio, perché si è puntato solo ed esclusivamente e fare giustizia sommaria su Briatore, anziché cercare davvero la verità e condannare chi davvero se lo meritava. Il processo è stato quindi usato come regolamento di conti dopo la lotta che ha portato al rischio di scissione del campionato. Passando invece alla FOTA, ha dimostrato di essere solo una delusione, un’associazione di squadre nata solo ed esclusivamente per succhiare qualche milioncino in più ad Ecclestone, infischiandosene completamente di quello che è diventata la Formula 1. Ha volutamente perso una grande occasione per dare una lustrata a questo mondo della Formula 1, sempre più appannato. Non hanno voluto sfruttare l’occasione di fondare un campionato alternativo semplicemente perché sapevano che avrebbero dovuto rinunciare ai regolamenti simil-monomarca che hanno avvallato negli ultimi anni prendendosi gioco degli appassionati e trasformando lo sport in spettacolo, per giunta disgustoso da vedere. Speriamo che sia la FIA che le squadre rinsaviscano sotto la presidenza di Jean Todt.

Un cordiale saluto a tutti, ci risentiamo tra 15 giorni.

A cura di

Giorgio Eric Bucci













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