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Rieccoci a discutere delle stranezze che riguardano il mondo della Formula 1. Finora abbiamo visto gli aspetti economici e tecnici, provando a ipotizzare anche alternative valide alle situazioni attualmente in essere. Spostiamo adesso la nostra attenzione sui regolamenti sportivi.
Viste le recenti novità e polemiche, parliamo del sistema di attribuzione dei punti.
Tutti sappiamo che Lewis Hamilton ha vinto il mondiale 2008 con 98 punti e 5 vittorie, mentre Felipe Massa è arrivato secondo con 97 punti e 6 vittorie.
Ne vien fuori quello che è il più palese difetto del punteggio attualmente utilizzato in F1: non si premia necessariamente chi vince più gare. Un controsenso per una competizione sportiva in cui la cosa più importante è andare più forte degli altri.
La conclusione del mondiale 2008 ha portato il “padre-padrone” della F1 Bernie Ecclestone a formulare l’ipotesi di adottare al posto dei punti una sorta di “medagliere” stile Olimpiadi per decidere chi vincerà a fine anno il titolo mondiale. L’idea serve a premiare chi vince più gare, puntando però solo ed esclusivamente al conteggio dei migliori piazzamenti. Infatti, secondo questo criterio, chi ha più medaglie d’oro, equivalenti ad altrettante vittorie, vince il titolo e così via con gli argenti e i bronzi per gli altri piazzamenti, esattamente come il “medagliere olimpico” attraverso il quale i giornalisti sportivi che commentano le manifestazioni olimpiche riassumono i tornei vinti da ciascuna nazione nell’ambito dei Giochi Olimpici. Il grande difetto di questo “ipotetico” sistema di attribuzione nell’ambito della F1 è esattamente l’opposto di quello attuale: adesso la costanza viene premiata eccessivamente rispetto alla capacità di vincere di un pilota, con le medaglie verrebbe valutata esclusivamente la “qualità” dei piazzamenti a discapito della “quantità”.
La F.I.A. ha recentemente pubblicato una statistica che prende in esame le classifiche delle 59 edizioni del Mondiale finora disputate, rivedendole con il “sistema medaglie”. Ne risulta che, con tale sistema, ben 37 volte su 59 il podio mondiale sarebbe stato diverso e si sarebbero avuti ben 13 casi in cui il campione del mondo sarebbe stato un altro pilota, diverso rispetto a chi ha poi effettivamente vinto.
Riassumendo un po’ questi dati, si avrebbe che Alain Prost avrebbe vinto, al pari di Fangio, 5 titoli (1981, 1983, 1984, 1985, 1993), uno in più di Senna (1988, 1989, 1990, 1991) e Jim Clark (1963, 1964, 1965, 1967) e Nigel Mansell ne avrebbe vinti addirittura 3 (1986, 1987, 1992).
Continuando nell’esempio, anno per anno avremmo avuto questo tipo di situazione (i risultati della statistica completa sono disponibili sul sito ufficiale della F.I.A.):

1958 Stirling Moss invece di Mike Hawthorn

1964, 1967 Jim Clark invece di John Surtees e Denny Hulme

1981 Alain Prost invece di Nelson Piquet

1982 Didier Pironi invece di Keke Rosberg

1986, 1987 Nigel Mansell invece di Alain Prost e Nelson Piquet

1989 Ayrton Senna invece di Alain Prost

2008 Felipe Massa invece di Lewis Hamilton.

Leggendo bene e attentamente l’intera statistica, ci si rende conto che le "classifiche stravolte" sono tutte antecedenti al 1991 (2008 escluso), anno in cui il vincitore ha iniziato a prendere 10 punti; prima di allora la situazione prevedeva che il 1° avesse 9 punti e il 2° 6. Da quando il distacco tra vincitore e secondo classificato fu portato a 4 punti, su suggerimento di Ayrton Senna (grande anche in questo), non è mai successo che a vincere il mondiale sia stato qualcuno con meno vittorie in gara dell'avversario. A questo punto, se la matematica non è un'opinione, viene da pensare che il divario minimo per garantire un'equa gestione tra migliori piazzamenti e regolarità delle gare finite sia almeno di quei 4 punti che, al giorno d'oggi, sono dimezzati. La cosa migliore sarebbe di tornare al vecchio sistema, per intenderci quello usato tra il 1991 e il 2002, che prevedeva la scala 10, 6, 4, 3, 2, 1 inserendo anche l'assegnazione di 1 punto alla pole e di 1 punto al giro più veloce. Allora sì che a vincere il titolo sarebbe comunque il migliore, perché si andrebbero ad includere anche quei dati relativi al singolo giro veloce effettuato sia in qualifica che in gara, il quale, al giorno d’oggi, ha un fine puramente statistico.
Con il sistema delle medaglie Massa avrebbe vinto il mondiale perché nel 2008 ha vinto 6 gare  contro le 5 Hamilton, cosa che sarebbe successa anche con il vecchio sistema di punti; infatti la  classifica 2008 vedrebbe:

1° Massa 83

2° Hamilton 80.

Si evince chiaramente che le vittorie di Massa sarebbero state giustamente premiate con il titolo mondiale, ma il divario non sarebbe stato eccessivo e netto, dato che la maggiore regolarità di Hamilton gli avrebbe portato un distacco di soli 3 punti rispetto a Felipe.
In altre parole il significato di un tale ragionamento dice che l’assegnazione del titolo mondiale dipende da chi si vuol premiare, se "cani e porci" (come dice il proverbio) o solo chi sa andare veramente più forte. E questo lo decide chi fa le regole.
Oggettivamente il vecchio sistema di punteggi era il migliore, perché garantiva grandi fughe come anche grandi rimonte e in più premiava in maniera molto più equa chi vinceva e chi manteneva una certa regolarità, dando più importanza alla vittoria senza tralasciare la capacità di arrivare a podio o comunque fra i primi classificati. Adesso i vecchi punteggi vengano visti come una specie di demone da esorcizzare. Perché? Quale arcano mistero si cela dietro tutto ciò? Forse perché con quel metodo vincere un mondiale era ben più difficile se non si era un pilota con gli "attributi" e quindi era più difficile mantenere il campionato aperto fino a fine stagione (e di conseguenza l’audience televisiva) se di piloti davvero bravi ce n’era solo uno? Ma deve essere così! Adesso si può portare a casa il titolo anche vincendo meno gare dell'avversario e questo non è molto giusto. Che si corre a fare? Solo per riempire uno spazio televisivo? La Formula 1 non è un telefilm, è uno sport, o almeno dovrebbe esserlo!
E poi non è vero, come dicono alcuni, che con 4 punti di distacco fra primo e secondo basta vincere le prime gare per avere il mondiale assicurato; chi lo dice ha la memoria corta, perché  basta guardare i campionati del 1991, 1992, 1994, 1995, 1997, 1998, 1999 e 2000 per rendersene conto: tutti campionati decisi nelle ultime due gare e quelli non menzionati, sempre antecedenti al “dominio rosso”, ovvero 1993 e 1996, alla terzultima. Se poi parliamo di anni come il 2001 e il 2002, in cui la supremazia Ferrari-Schumacher era a dir poco imbarazzante, quelli furono solo delle eccezioni. Non fu certo una colpa della Ferrari se gli altri costruirono macchine inutili in quei due anni! Furono semplicemente più bravi degli altri, cosa che dovrebbe essere premiata e non demonizzata in F1! Soprattutto nel 2002 si verificò il caso più unico che raro in cui si vide solo la Ferrari migliorare il progetto dell'anno prima (dal 2001 al 2002 non vi furono cambi regolamentari), mentre gli altri addirittura lo peggiorarono! E la prova si ebbe a inizio stagione quando fu schierata ancora la F2001 perché la F2002 non aveva ultimato tutti i collaudi. A Melbourne, prima gara della stagione, una macchina vecchia di 1 anno dava alle avversarie più giovani ben 2 secondi al giro, gettando gli avversari della "Rossa" nello sconforto quando pensavano a cosa sarebbe stata la F2002 una volta messa in gara, ed ebbero ragione!
Quindi, in conclusione: se si vuole garantire il titolo a chi è capace di vincere più gare non sono necessarie le medaglie, basta solo aumentare il divario fra 1° e 2° classificato ad almeno 4 punti, e porre rimedio ad un errore che persiste ormai dal 2003, semplicemente facendo un passo indietro. Lo stesso Mosley commentò, dopo la vittoria di Hamilton, che la modifica alla regola dei punteggi fatta nel 2003 si è rivelata un errore. Perché non correggerlo? Sempre e solo per questioni di audience televisiva? Che scocciatura!
Altrimenti vorrebbe dire che il Motomondiale è iniquo, visto che fra i primi 2 classificati i punti di differenza sono addirittura 5 e con il 3° altri 4 (25, 20, 16)! Eppure sappiamo che il campionato motociclistico è sempre apertissimo e gli ascolti televisivi non mancano.
Certo, se un pilota è così tanto più forte degli altri, è normale che vinca più gare e quindi il titolo, anche con largo anticipo; se due avversari si equivalgono, anche con maggiore differenza nell'assegnazione dei punti, combatterebbero comunque fino alla fine, ma la spunterebbe più facilmente chi ha più vittorie in saccoccia. Questo si chiama sport!

Ci sarebbe da parlare anche del fine settimana di gara, ma questo lo riserviamo alla prossima volta!

A prestissimo!!!

A cura di

Giorgio Eric Bucci













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