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Le Rubriche di
Rally Italia & all Motorsport

K.E.R.S.: acronimo inglese che
sta per Kinetic Energy Recovery
System e che, tradotto in italiano, significa Sistema per il Recupero
dell’Energia Cinetica. Cos’è? A cosa serve? Gli “addetti
ai lavori” sanno benissimo di che si tratta, i profani, forse, un po’ meno. Per
spiegare cos’è è necessario ripassare un po’ di fisica. Per cominciare, occorre
rinfrescarsi la memoria su cosa è l’energia cinetica: questa forma di energia è
quella che un qualunque corpo accumula durante il suo movimento e che è
proporzionale, a meno di una costante, alla massa del corpo stesso e alla sua velocità
elevata alla seconda potenza. Tradotto in termini meno scientifici significa
che è energia che si accumula grazie al movimento del corpo stesso e che, a
parità di massa in movimento, aumenta con l’aumentare della velocità. Come
tutte le forme di energia, quando questa quantità diminuisce è perché tale
energia o viene utilizzata e, di conseguenza, trasformata in lavoro utile,
oppure viene, più semplicemente, dissipata, dispersa. Nei corpi in movimento la
diminuzione di energia cinetica si ha in fase di rallentamento; nel caso
specifico di un’automobile il rallentamento è dovuto a due cause: o alla
volontà di chi guida nel voler diminuire la velocità oppure ad un qualche tipo
di incidente o inconveniente. Tralasciamo la seconda ipotesi e
occupiamoci della prima. Il rallentamento volontario di un’autovettura
solitamente si ha dall’azione combinata dell’impianto frenante e del cosiddetto
“freno motore”. L’azione dell’impianto frenante è
nota a tutti: le sue componenti sono fatte per entrare in attrito fra di loro e
quindi usare quella stessa forza d’attrito per rallentare il movimento delle
ruote; in questo caso la dissipazione di energia cinetica vede tale energia
trasformata in parte in una modificazione della forza d’attrito esistente tra
le ruote e l’asfalto, con conseguente aumento della temperatura dello
pneumatico e produzione di calore sulla superficie del battistrada, e in parte
in un’ulteriore quantità di calore dall’attrito nei freni; nel caso di impianti
frenanti particolarmente elaborati, come quelli che utilizzano dischi in
carbonio, ad esempio, si ha anche formazione di energia luminosa, tanto che, alle
temperature di esercizio di tali impianti, che oscillano tra i 700 °C e i 1100 °C, è possibile vedere
i dischi incandescenti colorarsi di rosso o giallo. Il freno motore altro non è che
l’inversione del funzionamento del motore in fase di rallentamento; significa
che, quando si dà gas, il motore utilizza il maggior flusso di combustibile per
accelerare il suo regime di rotazione e, di conseguenza, la sua potenza
erogata; quando il gas si toglie e si scala di marcia, il motore prima procede
per inerzia e poi tende a rallentare, per portarsi in una situazione
“stazionaria” di minimo consumo; è uno dei motivi per cui in scalata di marcia
durante una staccata, quando si lascia l’acceleratore e si pigia il freno, cala
il numero di giri. In questo caso l’energia cinetica, se l’albero motore è
collegato alla trasmissione, viene dissipata dalle ruote, attraverso una
variazione della forza d’attrito tra pneumatico e asfalto, che si combina a
quella data dai freni, e dagli attriti interni dei vari sistemi meccanici. Il K.E.R.S., così come pensato
adesso per la F1, dovrebbe
servire esattamente a questo: a recuperare parte di quella energia cinetica
dissipata per via del rallentamento dell’albero motore, per poi ridarla sotto
forma di potenza aggiuntiva. Guardando la cosa dal punto di
vista ingegneristico, non è un’idea malvagia quella dell’utilizzo di uno
strumento del genere, ma sono le modalità di messa in pratica e i tempi scelti
pensati per la F1
che lasciano dei dubbi. Per la F1 esistono due tipi di
K.E.R.S.: uno meccanico, che accumula l’energia cinetica trasferendola ad un
gruppo di volani che ruotano a velocità elevatissime e che poi, in sede di
rilascio, vengono innestati all’albero come se fossero un ulteriore rapporto
del cambio, ed uno elettrico, che usa un apparato collegato ad un sistema di
batterie, che funziona, a seconda del momento, da alternatore, andando a
ricaricare le batterie in fase di rallentamento, e da motore ausiliario,
invertendo il flusso di corrente che, dalle batterie, torna all’albero motore
in fase di accelerazione. La tecnologia è interessante,
almeno dal punto di vista tecnico, ma viene da pensare: su una F1 come quella
attuale, che senso ha usarla? Innanzitutto è un sistema molto
costoso sia per lo sviluppo che per la costruzione e questo, in una F1 dove
adesso si vuole tirare la cinghia, è controproducente, in più si vuole
aggiungere un ulteriore apparato su vetture che ne hanno già tanti, senza
parlare del fatto che lo si vuole utilizzare per macchine da corsa che non
hanno più un vero e proprio sviluppo tecnologico. Si capisce facilmente che è
tutto in contraddizione. L’utilizzo del K.E.R.S. andrebbe
rivisto sotto quasi tutti i suoi aspetti. Innanzitutto partendo dal fattore
economico: finché non viene creata una struttura manageriale della F1 capace di
salvaguardare la categoria, mantenendo evoluzione tecnica e competizione
sportiva pura senza sperpero di denari, è inutile introdurre novità di questo
tipo; il suo utilizzo sarebbe lecito proporlo se esistesse un vero ed
efficiente meccanismo di controllo sui budget capace di verificare se le squadre
stanno spendendo troppo oppure no. Dopo si può passare al fattore
regolamentare: per il 2009 è previsto un utilizzo facoltativo di tale sistema,
mentre dovrebbe essere obbligatorio dal 2010. Perché? Non sarebbe più logico
lasciare facoltativa la scelta? In fondo i pro e i contro, relativi a costi di
realizzazione, sicurezza, tempi sul giro, distribuzione dei pesi (la versione
elettrica va intorno ai 25 – 30
kg, quella meccanica intorno ai 5 – 10 kg) e quant’altro, le
squadre li conoscono, perché non far decidere a loro cosa fare? Un sistema come
il K.E.R.S. dovrebbe essere una possibilità in più da scegliere a propria
discrezione, non un’imposizione. Altra cosa da considerare è il
fattore tecnico: perché permettere di utilizzare solo un K.E.R.S. collegato
all’albero motore e solo per dare un surplus di potenza? Una tecnologia simile
ha tantissime possibilità e la F.I.A.
è andata a considerare proprio l’idea meno efficiente, cioè quella di un
sistema collegato all’albero motore, ovvero una delle parti già più sollecitate
della macchina, nonché quella che dissipa in attriti la maggior parte
dell’energia che riceve dai pistoni. Si può pensare che utilizzare queste
versioni del K.E.R.S. possa essere l’idea buona proprio per tale motivo, e
invece non è così, visto che gli attriti interni fra le varie parti meccaniche
restano comunque inalterati; quell’energia viene tolta da altro, precisamente
dalla potenza che il propulsore utilizza come freno motore e costringe, quindi,
a riprogettare gli impianti frenanti. Una versione più efficiente del sistema
può essere ad esempio una collegata in prossimità dell’impianto frenante, così
da recuperare l’energia cinetica dal mozzo o dai semiassi, oppure si possono
utilizzare anche tipologie di freni completamente differenti da quelli meccanici,
come ad esempio i freni magnetici, adattissimi per un K.E.R.S. di tipo elettrico,
che avrebbe la duplice funzione sia di freno che di accumulatore di energia,
evitando così di dissipare in calore la forza d’attrito sviluppata dal sistema
disco-pinza. E di esempi di questo tipo se ne possono fare ancora tanti, che
possono riguardare qualunque apparato della macchina, compreso il motore.
Parlando per ipotesi, se vi fosse una regola che permetta l’utilizzo in F1 di motori
elettrici, un K.E.R.S. collegato a dei freni magnetici sarebbe l’ideale per
ricaricare le batterie della vettura mentre questa è in fase di rallentamento,
permettendo al pilota perfino di completare la sua gara senza pit-stop,
eventualità, quella della sosta, improponibile per i motori elettrici, visto
che le ricariche “dalla rete” delle batterie scariche durano ore, mentre così i
cicli di carica e scarica si alternerebbero in pochi secondi e la batteria
recupererebbe gran parte dell’energia consumata in fase di accelerazione,
restando ad un livello di carica elevato per gran parte del tempo, se,
ovviamente, montata sull’auto già carica. C’è una cosa su cui però la F.I.A. non ha ancora chiarito
nulla: la questione sicurezza. Il K.E.R.S. è un sistema sicuro? L’impianto
meccanico utilizza dei volani di circa 5 kg di peso che si stima ruotino a circa
40.000 giri/min; in caso di incidente grave, non c’è il rischio che queste
componenti possano schizzare via chissà dove? L’impianto con moto-alternatore
elettrico funziona con una differenza di potenziale di 400 Volts sviluppando
un’intensità di corrente di ben 800 Ampére: una scossa elettrica di questo tipo
farebbe rischiare la pelle a chiunque, come è successo al meccanico BMW nei
test dello scorso luglio, per non parlare delle eventuali scintille che
potrebbero incendiare la benzina nel serbatoio; ci sono dei metodi per tenere
adeguatamente isolate certe parti della vettura estremamente delicate?
Aspettiamo di saperlo. Concludendo: con il K.E.R.S. si
vuole proporre una F1 “ibrida”, capace di porsi in maniera positiva anche di
fronte ai problemi ambientali e di consumo dell’energia; l’idea è buona, ma la
si sta mettendo in pratica nei modi e nei tempi sbagliati; si vuol continuare a
dare alla F1 l’immagine della categoria più tecnologicamente all’avanguardia,
ma che in realtà si è ormai fossilizzata su se stessa; il sistema meccanico, ad
esempio, non è così innovativo, visto che è lo stesso utilizzato dalle macchinine
giocattolo che si caricano a mano, così come quello elettrico è lo stesso
apparato usato per far muovere le macchinine delle piste Polistil. Per
utilizzare un apparato come il K.E.R.S., nelle sue varianti più evolute e non in
queste “di base”, che sono le più scadenti, è necessario che questo sport, se
così lo possiamo ancora chiamare, cambi completamente faccia e torni ad essere
qualcosa che proponga davvero novità che non siano imposte dal regolamento,
bensì partorite dalle menti dei progettisti. Detto ciò, speriamo di aver
chiarito i dubbi su quella che è considerata la maggior incognita della
stagione di F1 2009.
Al momento abbiamo esaurito gli
argomenti tecnici; dalla prossima edizione esamineremo quelli sportivi.
Arrivederci e grazie.
A cura di Giorgio Eric Bucci
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